Quattro storie di povertà di famiglie biellesi

Storie di povertà.
Quattro storie di povertà di famiglie biellesi.

Proponiamo in questa sezione quattro storie di poverta’ di famiglie e persone biellesi, molto diverse tra loro, raccolte e proposte da Raffaella Boraine, dei Gruppi di Volontariato Vincenziano di Biella.

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1. Due coniugi sessantenni che vivono un’esistenza modesta ma serena in casa d’affitto. Il marito lavora come operaio e la moglie svolge qualche ora di pulizia in una casa privata. La figlia ha terminato gli studi e, pur non avendo ancora un lavoro, decide di contrarre matrimonio. Il padre prende contatti con il futuro genero e insieme, stabiliscono di affittare una casetta singola con due appartamenti dove andranno a vivere condividendo il canone d’affitto e le altre spese. Il padre a questo momento contrae un debito con una finanziaria per l’acquisto dei mobili e per altre occorrenze relative al matrimonio della figlia. Tutto procede regolarmente per circa un anno quando il padre perde il lavoro per la chiusura dell’azienda ed il genero abbandona la moglie. La famiglia viene a trovarsi in situazione disastrosa. La mamma gia’ con equilibrio precario si ammala per una forte depressione. Il padre ha maturato una pensione Inps la cui mensilita’ non e’ sufficiente per coprire mensilmente l’affitto e la quota dovuta alla finanziaria. A cio’ si aggiungono le utenze ordinarie di Gas, luce, telefono, ect. che provocano l’interruzione per alcuni mesi di tali servizi. La figlia fa continue ricerche per un lavoro senza trovare nessuna occupazione. Per il semplice modo di pensare del padre, influenzato da una distorta pubblicita’ di una finanziaria asservita al mercato, e’ stato contratto un grosso debito sproporzionato alle proprie forze economiche. Ma quale potra’ essere il futuro di questa famiglia?

2. Due coniugi quarantenni con una figlia diciassettenne studentessa. Svolgono un lavoro in proprio in cui la parte preponderante e’ sviluppata dal marito. Un giorno, per un incidente gravissimo, l’uomo e’ ricoverato in ospedale dove e’ tutt’ora degente dopo quindici mesi. La moglie chiude l’attivita’, fa saltuariamente assistenza agli anziani e ogni giorno su proposta dei medici trascorre alcune ore presso il marito nell’ospedale situato in un’altra cittadina del Piemonte. Non ha alcun reddito, non puo’ cercare un lavoro fisso, ha degli amici che la sostengono, vende i propri oggetti personali e alcune suppellettili di casa. A un certo momento riceve lo sfratto per morosita’. Fa’ la domanda per l’assegnazione di una casa popolare d’emergenza che da informazioni ricevute dai servizi sociali probabilmente avra’ presto esito positivo. Ma come potranno andare avanti? Al marito e’ stata riconosciuta un’alta percentuale d’invalidita’ per cui avra’ sempre bisogno di cure. I servizi sociali seguono la situazione e intervengono nei limiti possibili in questo periodo. Il volontariato offre appoggio amicale e concreto condividendo la grande sofferenza di una famiglia precipitata improvvisamente dall’autonomia alla dipendenza!

3. Una donna con due bimbi, di due e tre anni, arriva al Centro di Ascolto “disperata” a raccontare la sua storia. Aveva lavorato e vissuto per circa quindici anni presso una famiglia biellese occupandosi della casa ma soprattutto dei tre ragazzi che aveva visto neonati. Ad un cero momento incontra un uomo che ha un lavoro “sicuro” come operaio presso un’importante azienda locale; lascia la famiglia dove aveva vissuto per quindici anni per unirsi a lui. Hanno difficolta’ a reperire un’abitazione e l’ex datore di lavoro gli fa un prestito con tasso d’interessi agevolato per acquistare un piccolo appartamento in un paese della cintura di Biella. Durante i primi tre anni tutto procede, nascono due bambini, la signora paga regolarmente le rate attraverso i redditi di lavoro del marito.
Improvvisamente l’azienda chiude e la famiglia precipita in grandi difficolta’; e’ sostenuta da un’associazione di volontariato e dai servizi sociali. Il suo ex datore di lavoro, persona che evidentemente non sa attendere, da’ inizio alle pratiche legali mettendo all’asta l’appartamento che dovra’ essere lasciato libero.
Quanta durezza di cuore!! I servizi sociali l’appoggiano facendole presentare domanda per una piccola abitazione d’emergenza nelle case popolari. Ma la povera donna che non sa’ se e quando il nuovo appartamento le sara’ concesso e per tutti gli altri guai dai quali si sente oppressa, e’ disperata per la mortificazione e l’umiliazione subite in un momento gia’ difficilissimo per sè, per i bambini e per il marito!

4. Un uomo di circa cinquantanni, impiegato presso una piccola azienda, ha a proprio carico il figlio in eta’ prescolare e la moglie con salute precaria e quindi impossibilitata a svolgere un lavoro. L’azienda chiude i battenti e il titolare scompare non rispettando i diritti economici dei tredici dipendenti che rimangono creditori della liquidazione e degli ultimi stipendi. La persona interessata si iscrive alle liste di disoccupazione e su tutti i siti internet per la ricerca di lavoro, riceve delle promesse che non hanno alcun esito. Si adatta a fare lavori manuali temporanei il cui compenso non basta a sopravvivere e coprire le spese mediche per la moglie.
Si trova di fronte a una situazione difficoltosa; l’impossibilita’ di pagare le utenze energetiche (gas, luce e telefono) gli crea un grande disagio. Non e’ piu’ in grado di pagare l’affitto. Temporaneamente il padrone di casa gli concede delle dilazioni ma prima o poi lo invitera’ a lasciare libero l’alloggio. Si rivolge ai servizi sociali e ad una associazione di volontariato che intervengono in modo parziale alle tante necessita’.
Continua a cercare sbocchi di lavoro che fino ad ora non hanno avuto alcun risultato positivo. C’e’ da chiedersi quanti di noi in una situazione cosi’ pesante, riuscirebbero a mantenere integra la propria dignita’, saldo il sistema nervoso e costante la determinazione di uscire da un complesso di disagi e di sofferenze veramente notevoli!