Una famiglia senza casa

Storie di povertà.
Una famiglia senza casa.

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Il campanello di una canonica non ha mai tregua; le richieste sono molteplici e le piu’ svariate, ma quella volta mi trovai davanti un parrocchiano visibilmente arrabbiato, o meglio, indignato… “Venga Don a vedere come vivono i miei vicini di casa! E’ inammissibile! Al giorno d’oggi … andiamo sulla luna e non si riesce a trovare uno straccio di casa per questi poveretti”.

La mia Parrocchia, prima cintura di Biella, e’ in un paese tranquillo dove piu’ o meno ci si conosce tutti, con un grado di vivibilita’ buono, l’insediamento di famiglie giovani e del ceto medio e via dicendo, con tutte le considerazioni ottimistiche che si possono fare… nella mia Parrocchia, dicevo, qualcuno si era reso conto che esistono situazioni di poverta’, direi quasi di miseria e che, senza esagerare, un po’ di terzo mondo c’e’ anche qui da noi.

Qualcuno ha aperto gli occhi e si e’ mosso, fosse anche solo per far presente una situazione.

Gia’, LA SITUAZIONE… eccola: famiglia di immigrati; prima e’ arrivato il capofamiglia, ha trovato una sistemazione (un locale di media grandezza con terraz-zo ). Il signore in questione si e’ dato da fare e ha reperito un lavoro in regola.

Dopo breve tempo ricongiunge la famiglia con la speranza di trovare prima o poi un alloggio in grado di accoglierla. Nel conto ci sono gli inevitabili sacrifici da affrontare per inserirsi nel Paese che ti ospita, ma che rimane pur sempre terra straniera.

Nuova cultura, nuove abitudini, altri ritmi e consuetudini se ti stai pian piano integrando ma ti guardano con sospetto, con diffidenza (se va bene…).

Non ci si abbatte, si va avanti, si migliora a piccoli passi con tenacia, con pazienza, con caparbieta’, a volte elemosinando cio’ che ci spetta di diritto, per giustizia…

Il tempo passa, gli spazi sono ristretti… e cosi’ ci si ingegna per trovare un po’ di respiro, un minimo di vivibilita’.

Con dei teli di nylon un terrazzo viene chiuso, ottenendo quel vano in piu’, giusto per sistemarsi un briciolino meglio.

Arriva l’inverno, il freddo inverno Biellese, siamo sotto Natale, ma non per tutti e’ festa, dono, calore, sfavillio di luminarie … ma anche qui c’e’ un bambinello anzi una bimba piccola, di pochi mesi che in questa SITUAZIONE e’ spesso malata, sofferente al punto di essere spesso cianotica; i vicini la sentono spesso piangere. Vanno a vedere e si muovono … alla buon ora!

Non si puo’ pensare di passare l’inverno cosi’!Questo e’ cio’ che trovo quando mi accompagnano da questa famiglia.

Cosa posso fare? Cosa possiamo fare? Ci si muove alla ricerca di una casa, di una qualsiasi risorsa, magari da farci dei lavori, magari un po’ scomoda ma che sia una casa.

Interpello i miei parrocchiani, quelli che sono piu’ vicini, quelli che so avere qualche risorsa, non trascuro le istituzioni.

Si bussa a varie porte e a vari cuori … vien da pensare … ma non ci sono risposte o meglio le risposte ci sono e le conosciamo tutte.

“…si’, il posto ci sarebbe ma mia figlia ha il moroso, stanno parlando di sposarsi… per carita’ capisco il bisogno, ma se poi non pagano l’affitto… ci sono bambini piccoli, noi abbiamo bisogno di tranquillita’… lo sai come va a finire, se qualcosa non va non riesci piu’ a mandarli via… lo sai anche tu come sono questi stranieri, non hanno rispetto, rompono tutto, guarda preferisco rimetterci ma stare tranquillo, non avere grane… ecc, ecc.”

oppure:

“…ma parroco come facciamo? Se cominciamo con uno creiamo un precedente… con tutti quelli che arrivano adesso, come facciamo, non ci sono le risorse… lo sa anche lei con l’ultima finanziaria i tagli alla spesa pubblica e poi se lo vengono a sape re i residenti che spendiamo cosi’ i soldi dei contribuenti… ci sarebbero due stanze ma la trafila e’ lunga non si sa neppure di chi sia la competenza, provi a sentire i servizi sociali se possono fare qualcosa…”

Il risultato e’ sconfortante: non si trova nulla…

Raduno il consiglio della parrocchia e dell’oratorio, ne parliamo a lungo, ci confrontiamo, si fanno varie ipotesi, tutti sentiamo che non possiamo lavarcene le mani, che e’ necessario essere coerenti, credibili… che e’ un problema nostro che non possiamo stare bene se chi ci vive accanto non sta bene…che non potremmo celebrare il Natale…

In accordo con i gruppi e i giovani che usano i locali parrocchiali si decide che il nucleo familiare verra’ accolto nei locali dell’oratorio, che evidentemente rimarra’ chiuso alle normali attivita’ fino a che si trovera’ una soluzione abitativa dignitosa e consona.

Ci sarebbe da chiedersi: e’ mai possibile dover arrivare a prendere cosi’ drastiche decisioni per risolvere – o almeno provare a dare risposte almeno dignitose – a diritti sacrosanti? Che mondo e’ il nostro se per una bambina di un altro continente non riserviamo che un terrazzo chiuso da un telo in pieno inverno? Non so cosa ne pensate voi, ma io non riesco a dormire tranquillo in un caldo piumone pensando al volto livido di una piccola. E non credo che sia umano chiudere gli occhi e il cuore.